Comunicato Stampa
Bruxelles, 5 dicembre 2000

I Capi dei Gesuiti Europei esprimono "profonda inquietudine"

a proposito della questione dei rifugiati

·        Il gran numero dei rifugiati « un affronto alla dignità umana »

·        Condannato il traffico immorale dei rifugiati

·        Si richiede ai Governi più generosità verso coloro che fuggono dalla miseria 

·        Ai media si chiede di astenersi dall’uso di dannosi stereotipi

·        Sottolineato il ruolo fondamentale dell’educazione – necessità di approntare programmi idonei

I capi dei Gesuiti dei  vari Paesi d’Europa hanno oggi chiesto ai Governi di adottare un atteggiamento più compassionevole verso coloro che giungono in Europa come emigranti per ragioni economiche. La Dichiarazione coincide con il 20° anniversario della fondazione, il 14 novembre 1980, del Jesuit Refugee Service.

Pur ammettendo che « esiste una differenza tra chi fugge per aver salva la vita e chi fugge dalla miseria » i Provinciali Gesuiti aggiungono che « fuggire dalla miseria è un diritto legittimo che merita una risposta, sia a lungo termine attraverso l’assistenza ben mirata a Paesi in via di sviluppo e sia a breve termine, con un atteggiamento compassionevole verso chi proviene dai Paesi poveri ». I Provinciali hanno pure ribadito che « accogliere i migranti non vuol dire soltanto rinunciare al loro forzato rientro, ma anche provvedere alloggi, assistenza sociale, educazione e diritto al ricongiungimento con la famiglia ».

I Provinciali hanno rilevato che, a causa del calo demografico, alcuni Paesi europei si rendono conto di aver bisogno  d’immigrati « in quanto risorsa economica  essenziale ». Ma i Provinciali avvertono che « gli immigrati non vanno considerati soltanto come soggetti economicamente utili ma come esseri umani dotati di diritti », ed affermano inoltre che « se i Paesi economicamente avanzati attirano a sé dai Paesi poveri i più preparati e i migliori, andando perfino a ricercarli e a reclutarli sul posto, cio’ rischia di privare i Paesi in via di sviluppo proprio di quei talenti che sarebbero necessari per il loro sviluppo ». La Dichiarazione deplora il traffico di rifugiati e cercatori d’asilo.

Nella Dichiarazione  si esprime inquietudine per l’atteggiamento sempre più duro da parte dei governi, con provvedimenti quali « condizioni più dure per l’ottenimento di un visto, misure deterrenti come la detenzione e la soppressione di benefici sociali, misure con cui lo Stato abdica a responsabilità quali accordi per la riammissione sul territorio, protezione temporanea, politica circa la sicurezza del Paese d’origine e di Paesi terzi ». I  Provinciali si sono detti particolarmente inquieti a proposito della « crescente detenzione di cercatori d’asilo e migranti ».

I Provinciali Gesuiti hanno altresi’ sottolineato il dovere dei media  di presentare la questione dei rifugiati in maniera equilibrata. Quando un reportage è equilibrato, esso diffonde e promuove un atteggiamento equilibrato verso i  rifugiati  e cercatori d’asilo. Quando non lo è, rischia di incoraggiare il razzismo e la xenofobia. « I media dovrebbero capire che possono soffiare sul fuoco dell’odio e incrementare le paure che già abbondano in maniera spropositata. Il che puo’ portare ad atteggiamenti di astio e sfiducia e perfino ad atti aggressivi contro i migranti ». I Provinciali hanno vivamente raccomandato ai professionisti dell’informazione di « concordare una serie di protocolli a proposito del reportage sui rifugiati ».

I Provinciali Gesuiti hanno infine sottolineato il ruolo fondamentale dell’educazione : « Gli educatori hanno un ruolo chiave da svolgere per assicurare che la nuova generazione nutra un atteggiamento responsabile e informato verso i rifugiati e i cercatori d’asilo. Si raccomanda l’approntamento di programmi idoenei a tutti i livelli educativi ».

Il Jesuit Refugee Service è stato fondato nel 1980 dall’allora Superiore Generale dei Gesuiti, Padre Pedro Arrupe. Opera oggi in 65 Paesi sparsi per il mondo.


Dichiarazione dei Provinciali Gesuiti Europei

Bruxelles, novembre 2000

Scriviamo in occasione del 20° anniversario  del Jesuit Refugee Service,  un’agenzia fondata specificamente per assistere i rifugiati e perorare la loro causa. Scriviamo pure in un momento in cui il numero dei rifugiati sparsi per il mondo è di circa  50 milioni, e non accenna a diminuirsi. Scriviamo nella consapevolezza che un tale affronto alla dignità umana e alla solidarietà globale va sfidato. Scriviamo nell’Anno Giubilare 2000, sapendo che le convinzioni cristiane da cui è sorto il nostro Ordine e in base alle quali operiamo oggi c’impongono di parlare chiaramente.  Scriviamo perchè il fossato  tra cio’ che la nostra società potrebbe fare  se ne avesse voglia e cio’ che in realtà fa  è inaccettabile e va colmato.

L’Europa è ad un crocevia : crocevia geografico tra Est e Ovest, crocevia culturale tra varie culture e  crocevia tra ricchi e poveri, Nord e Sud, Paesi avanzati e Paesi sottosviluppati. Questo crocevia puo’ essere sorgente di conflitti e tensioni ; le guerre degli ultimi cent’anni testimoniano cio’ che puo’ succedere quando le tensioni si scatenano in odio e violenza. Ma quel crocevia puo’ essere anche sorgente di creatività e idealismo ; le grandi conquiste culturali del continente dimostrano il bene che si puo’ realizzare quando l’umanità agisce nel rispetto della sua autentica dignità.

Le Cause

Le cause dell’attuale crisi dei rifugiati sono allo stesso tempo complesse e semplici : guerre, comportamento disumano verso gli altri, odio razziale, carestia e povertà strisciante. E’ tragico che accanto al grande sviluppo tecnologico e alla prosperità economica di una parte del mondo sussistano atroci sofferenze in altre parti.

I segni dei tempi

  Ci sono molti aspetti dell’odierna questione dei rifugiati che ci inquietano profondamente.

Traffico umano senza scrupoli:  Man mano che si chiudono le vie legali d’ingresso, persone ansiose di entrare in Europa si trovano costrette a buttarsi nelle braccia di trafficanti privi di scupoli. Man mano che i governi europei s’impuntano contro i trafficanti, i metodi d’ingresso illegale diventano sempre più pericolosi e costosi. La recente scoperta a Dover di 58 persone morte di soffocamento in un container è stato uno shock per tutti. Ma bisogna passare all’azione e impedire che  di quei morti si sia parlato per un giorno, per poi dimenticarsene.

Questione per la Grande Europa:  Man mano che si abbattono le frontiere nell’Europa Occidentale, il problema si sposta verso l’Europa Orientale. La Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca ricevono ormai migranti da Sri Lanka,  Sudan e altrove : molti in cerca di lavoro, molti altri in cerca di sicurezza, moltissimi altri in attesa di procedere ulteriormente verso Occidente.

La globalizzazione spalanca i mercati ma non le frontiere:  La globalizzazione ha tolto i confini  all’informazione, ai capitali e alla proprietà,  ma non ai popoli. La mira è pur sempre quella di tenere rifugiati e migranti a debita distanza. Si prendono misure sofisticate per tenerli alla larga. Misure come : condizioni più dure per l’ottenimento di un visto,  provvedimenti deterrenti come la detenzione e la soppressione  di benefici sociali, misure con cui lo Stato abdica a responsibilità quali accordi per la riammissione sul territorio, protezione temporanea, politica circa la sicurezza del Paese d’origine e di Paesi terzi. Particolarmente inquietante la crescente detenzione di cercatori d’asilo e migranti.

I media possono incrementare gli stereotipi: I media dovrebbero capire il rischio di soffiare sul fuoco dell’odio e incrementare le paure che già abbondano in maniera spropositata. Il che puo’ portare ad atteggiamenti di astio e sfiducia e perfino ad atti aggressivi contro i migranti. Questo vale soprattutto per le  aree urbane già per conto loro svantaggiate, dove gli abitanti possono essere indotti a credersi – erroneamente –  vittime per il semplice fatto che dei benefici vengano riservati ai rifugiati. Laddove, al contrario, il reportage da parte dei media è esposto in maniera equilibrata, esso aiuta enormemente l’integrazione  di rifugiati e migranti nelle comunità locali; ci rallegriamo dei casi ove questo è realmente avvenuto.

Pure chi fugge dalla miseria ha bisogno di un atteggiamento compassionevole: Esiste una differenza fra chi fugge per aver salva la vita e chi fugge dalla miseria. Ma fuggire dalla miseria è un diritto legittimo e merita una risposta, sia  a lungo termine attraverso l’assistenza ben mirata a Paesi in via di sviluppo e sia a breve termine, con un atteggiamento compassionevole verso chi proviene dai Paesi poveri.

Necessità dell’immigrazione:  Alcuni Paesi europei si rendono conto ormai di aver bisogno di immigrati in quanto risorsa economica essenziale, per via del calo demografico. Gli immigrati, pero’, non vanno considerati soltanto come soggetti economicamente utili ma come esseri umani dotati di diritti. Se i Paesi economicamente avanzati attirano a sé dai Paesi poveri i più preparati e i migliori, andando perfino a ricercarli e reclutarli sul posto, cio’ rischia di privare i Paesi  in via di sviluppo proprio di quei talenti che sarebbero necessari per il loro sviluppo.

Azione richiesta

  1. Apprezziamo l’impegno degli Stati dell’Unione Europea per la piena e inclusiva realizzazione della Convenzione del 1951 come ribadito a Tampere.
  2. La regolarizzazione dei migranti nell’Ue, che costituisce una tendenza positiva in Paesi come  il Belgio, la Spagna, la Francia e l’Italia, dovrebbe allentare i disagi subiti dai migranti e dai cercatori d’asilo cui è stato rifiutato l’asilo senza la possibilità di espellerli.
  3. L’armonizzazione delle politiche per l’immigrazione e l’asilo dovrebbe fondarsi sui principi di sicurezza e giustizia, ma anche  sulle  esigenze  umane delle persone.   Accogliere i migranti non vuol dire soltanto rinunciare al loro forzato rientro, ma anche provvedere alloggi, assistenza sociale, educazione e diritto al ricongiungimento con la famiglia.
  4. I media possono svolgere un ruolo positivo e costruttivo diffondendo l’informazione in maniera professionale. Raccomandiamo ai professionisti dell’informazione di concordare una serie di protocolli a proposito del reportage sui rifugiati e di lavorare d’accordo con JRS, UNHCR, ECRE e altri enti per il raggiungimento di tale scopo. Li incoraggiamo ad evitare  una terminologia e una fraseologia atte ad inasprire la xenofobia.
  5. Gli educatori hanno un ruolo chiave da svolgere per assicurare che la nuova generazione  nutra un atteggiamento responsabile e informato verso i rifugiati e i cercatori d’asilo. Raccomandiamo l’approntamento di programmi idonei a tutti i livelli educativi.

I numeri

Nel 1999 i 15 Paesi dell’Ue hanno ricevuto circa 360,000 richieste d’asilo. Si tratta di una piccola percentuale in un mondo con circa 50 milioni di persone costrette a vivere  fuori del  proprio Paese, ed occorre quindi che il senso delle giuste proporzioni prevalga.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che pure gli Europei sono stati migranti in passato. Si calcola che circa 50 milioni emigrarono dall’Europa tra il 1800 e il 1940, ivi inclusi 17 milioni dal Regno Unito e dall’Irlanda, 10 milioni dall’Italia, 6,5 milioni dalla Spagna e dal Portogallo e 6 milioni dalla Germania. In Paesi come la Spagna e l’Irlanda l’emigrazione è proseguita fino al 1970.

Conclusione 

I rifugiati sono oggi fra le persone più vulnerabili. Hanno lasciato la casa e la famiglia, portando con sé pochissime cose. Forse l’unica cosa che gli resta è la loro dignità di esseri umani. Dobbiamo rispettare questa loro dignità, salvaguardarla e promuoverla. Cosi’ arricchiamo pure la nostra dignità, promuoviamo la solidarietà umana e costruiamo un avvenire in comune.

  Il mondo oggi deve fare una scelta. Possiamo erigere steccati, escludere alcuni e includere altri. Possiamo costruire muri, che diventeranno sempre più alti man mano che sil alza il clamore di quelli di fuori. Oppure possiamo costruire un ordine globale dove prevalgano la giustizia e l’eguaglianza e dove la nostra fede nell’umanità di tutti sia glorificata e incarnata nelle strutture della nostra società. La Storia ci ha insegnato che la prima soluzione mena alla guerra e alla violenza, mentre la seconda è la via maestra  per la pace e lo sviluppo.

  Per riassumere:

  • Chiediamo ai governi di aprire vie legali più generose per l’ingresso in Europa sia di cercatori d’asilo  sia di immigranti per ragioni socio-economiche.
  •  Raccomandiamo ai Gesuiti di impegnarsi il più possibile per formare un’opinione pubblica più favorevole ai diritti dei popoli in movimento.
  • Chiediamo ai media d’impegnarsi ad astenersi dall’uso di titoli che potessero   accrescere la xenofobia.
  • Raccomandiamo che il rispetto Evangelico per la dignità umana e l’ospitalità  guidi il trattamento che riserviamo  ai migranti, cercatori d’asilo e immigranti.

FINE


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